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ARTISTI

Matteo Basilè è nato a Roma nel 1974. Lavora ai bordi della città in una grande casa-studio piena di luce. E’ figlio e nipote di artisti, per l’esattezza lui è la quinta generazione della famiglia Cascella. Viene dalla cultura hip-hop, dalla street art e dai graffiti.
A metà degli anni novanta è passato dai muri al computer e dal computer alla rete. Usa internet come un gigantesco vagone virtuale che trasporta le immagini di un mondo immensamente più grande di quello reale. Il suo lavoro fa parte di queste immagini. Matteo Basilè ha detto: la base per creare una mia opera sono la luce, lo spazio, la forma dunque nulla che abbia a che fare con la materia.
Lavorando ascolta musica elettronica, beve caffè, parla al telefono. Ha creato un nuovo stile del ritratto. I suoi strumenti di lavoro, oltre al computer e alla macchina fotografica, sono il plotter e i fogli di alluminio. Basilè trasforma i volti e gli sguardi in immagini talmente immateriali da dovergli attribuire un codice a barre per farli tornare reali.
Una qualunque sua giornata di lavoro può per esempio diventare un set e il set coincidere con i punti luminosi di un angelo biondo.

Alessandro Bazan è nato a Palermo nel 1967. Si è diplomato all’Accademia di Urbino. Ha viaggiato, disegnato e dipinto, imparando da Masaccio, Pollock e Andrea Pazienza.
E’ un grande affabulatore, ha molti allievi e molti compagni di strada, come Fulvio Di Piazza, Francesco De Grandi e Marco Cingolani.
Bazan ha fotografato la neve a Rimini. Ha suonato la batteria, ma il ritmo lo ha trovato dipingendo le inquadratura della vita.
Lo studio dove Bazan proietta il suo cinema a olio è ai bordi del centro storico, affacciato su palazzi seicenteschi crollati, una fontana, la spazzatura e i tramonti di Palermo.
Palermo offre una infinita’ di traiettorie e di racconti. Bazan ferma i racconti dentro a disegni automatici e imprigiona la velocita’ delle storie nei quadri.
Le sue figure hanno sempre l’aria di essere appena arrivate in superficie a respirare.
La superficie coincide con la vita. La vita ha quattro colori principali: il blu, il giallo il rosso e il verde dei dettagli.
La luce scivola dentro ai colori come acqua. Per questo Bazan dice che dipingere "è come prendere pesci guizzanti". Fa tutto molto velocemente. Con i colori che si muovono, colano, si inabissano. I colori sono la parte importante della sua storia.

Paolo Consorti è nato a San Benedetto del Tronto nel 1964. Vive sulle colline dietro a Grottammare in una casa studio circondata dai boschi dell’appennino marchigiano. Dice: “La mia pittura si occupa di ricostruire l’artificio della realtà”. Spesso lavora utilizzando corpi reali rivestiti di latex, ma anche immagini campionate da internet. Usa la macchina fotografica, il computer, i colori a olio e quegli acrilici. Consorti crea immagini verosimili molto più che future, ma inserite nell’antica compostezza rinascimentale.
Dopo l’Accademia di Macerata, fine anni ‘80, ha iniziato a dipingere paesaggi danteschi, poi gli idoli, gli angeli, i santi. Oggi è tornato a popolare quei paesaggi con le immagini tridimensionali della nostra imperfezione. La fede è una delle sue ossessioni. Dice: “Accettare Dio cambia le proporzioni della vita, rende piccolo ciò che è grande e viceversa”.
Consorti espone a New York, a Los Angeles, in tutte le capitali europee. Lavora spesso a Roma e a Milano, ma continua a vivere nelle sue Marche.
Cerca la solitudine e la ripopola magari a partire da una magrissima modella color oro.

Francesco De Grandi e’ nato a Palermo nel 1968.Dopo l’Accademia si e’ trasferito a Milano anche se ha conservato il colore intenso dei cieli del Sud.
E’ partito dal fumetto: Andrea Pazienza, Bilal, Frigidaire per arrivare alla compostezza seicentesca che spesso coincide con l’attesa.
De Grandi ha fatto un pezzo di strada con Alessandro Bazan, Fulvio Di Piazza e Andrea Di Marco, la nuova scuola palermitana. Ha ascoltato musica hip-hop. Ha frequentato Rave Party, Centri sociali e il lato notturno delle cose.
Pensa che l’arte non cambiera’ il mondo, ma solo un pezzetto delle nostre vite.
Costruisce immagini che sono solo per meta’ terrestri e che nelle ombre, negli orizzonti, nei colori, assomigliano ai cattivi sogni di un futuro che sta sempre per accadere.
I protagonisti dei suoi quadri hanno l’aria di aver viaggiato a lungo e da soli. I suoi cani vengono addirittura da un altro mondo.
Persino l’immondizia, nei suoi quadri, ha un’aria speciale, rilassata. Perche’ comunque ci sopravvivera’.

Fulvio Di Piazza è nato a Siracusa nel 1969. Vive e lavora a Palermo. Come molti altri pittori ha cominciato con il fumetto. In accademia ha incontrato Alessandro Bazan che lo ha spinto a lavorare con l’olio e la tela.
Con Bazan, De Grandi e Di Marco, Fulvio di Piazza fa parte della cosiddetta scuola di Palermo che è prima di tutto luce e contrasti. Di Piazza ha un carattere solitario. Lo annoiano i discorsi sull’arte. Si è scelto lo studio fuori Palermo, verso Sferracavallo. Dal suo studio si vede il mare.
Di Piazza si ispira a Bosch, a Bacon e ai banconi di frutta dei mercati palermitani che generano composizioni altamente barocche.
Considera il proprio autoritratto, anno 1995, il manifesto della sua pittura brulicante.
Nelle immagini cerca, oltre alla luce, l'invenzione e l'artificio che catturino lo spettatore per sorprenderlo con una risata e una vertigine.

Nathalie Du Pasquier è nata a Bordeaux, In Francia, nel 1957. A 18 anni si è messa in viaggio. Prima l'Europa poi l'Africa, dove ha memorizzato la luce, lo spazio e i tramonti.
Dalla fine degli anni '70 vive a Milano, dove ha cominciato a disegnare oggetti e tappeti.
Ha conosciuto Ettire Sottsass, ha partecipato alla fondazione del gruppo Memphis che ha ricolorato le superfici della vita quotidiana.
Quando ha cominciato a dipingere, dieci anni dopo, Nathalie Du Pasquier ha scelto gli oggetti e non le persone. Ha detto: "Penso che gli oggetti siano la nostra seconda natura". E poi: "I colori e le forme esistono,ognuno li legge come crede".
Col tempo nei suoi quadri sono diventati più importanti i bordi del centro, le ombre e le distorsioni ottiche dei coolri. Gli oggetti sono transitati dalla loro seconda natura a una terza del tutto immaginaria. Non più bottiglie, né bicchieri, né fiori, anche se continuano a sembrarlo.
Semmai luce, silenzio e finalmente piccole tracce di presenza umana, come in una astrazione.

Federico Guida é nato a Milano nel 1969. Suo nonno dipingeva marine e paesaggi, suo padre é stato uno dei grandi creativi della pubblicità.
Guida ha frequentato l’Accademia di Brera. Ha studiato la luce di Caravaggio e le inquadrature di Georges De La Tour. Ha viaggiato in Turchia. Ha lavorato nello studio del pittore Aldo Mondino.
Guida usa la fotografia, i colori a olio, le vernici, l’acrilico, il gesso e la stoffa.
Ha raccontato la notte milanese. I manicomi. I giovanissimi e gli anziani. Ha dipinto i vapori degli Hammam, gli intrecci sentimentali dei corpi.
Usa il rosso e il blu per i fondali. Tiene la luce degli sguardi in primo piano.
Fotografa le contorsioni di un’acrobata. Cerca gli istanti in cui l’equilibrio si incrina.

Rafael Pareja é nato nel 1972 a Trento. Vive e lavora a Roma. Prima di arrivare alla pittura digitale ha cominciato con i muri e un viaggio a Parigi.
Ha usato lo spray, la fotografia, le superfici metropolitane. Dallo spray é passato alla luce dei computer, alle immagini campionate, all’archivio infinito di forme che scarica, copia, reimposta. Dice: “Sono affascinato da quello che può esprimere una linea”.
Ama le tensioni di David Linch, i cieli di Goya, lo spaesamento dei romanzi di Durrematt. Dice: “Mi piace raccontare l’istante in cui la geometria, i racconti e le linee, implodono”.
Lo studio e la sua casa coincidono. Il fondale é una musica perpetua. Il resto sono corpi ibridi e colori che mettono in dubbio tutti gli sguardi che assecondiamo per abitudine. Alla fine i mostri siamo noi.

Lo scultore Simone Racheli è nato a Firenze nel 1966. Ha studiato in Accademia, poi si è trasferito a Roma nei primi Anni 90.
Racheli ama il colore, ma ha bisogno dei volumi.
Costruisce figure tridimensionali: macchine umane e uomini artificiali, fatti di materiali come la vetroresina, il pvc, le plastiche e gli smalti con effetti di perfezione ipperalista e di parodia fantastica.
Operai incorporati ai tubi, geografie metalliche, astronauti terrestri, arrampicatori sociali incastrati alle pareti della vita.
Dice Racheli: "Le tre dimensioni fanno esistere nello spazio i miei soggetti e moltiplicano la loro capacita’ di comunicazione".
Per costruirli usa materiali altamente tossici e questo, alla fine, ha molto a che fare con la sua visione del mondo.

Velasco Vitali è nato nel 1960 a Bellano, sul lago di Como, è celebre per i paesaggi, per le vele e specialmente per i suoi ritratti.
I suoi colori hanno dentro il lago, la nebbia e l’ombra e i suoi fondali hanno tanta materia quanto la risacca di un’onda di tempesta sulla spiaggia.
Dipingere per lui è una specie di combattimento. Implica vene, muscoli e occhi serrati. Ha cominciato a dipingere giovanissimo.
I disegni sono sempre stati gli appunti per la sua quotidiana riscostruzione del mondo. A metà degli anni ottanta Velasco ha fatto parte del gruppo milanese Officina. Considera lo scrittore Giovanni Testori uno dei suoi maestri ed è convinto che la pittura si occupi specialmente di ciò che non si vede. Lavora tutti i giorni, disegna e dipinge moltissimo.
Ha detto:” Il lavoro è la mia ispirazione “.
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